Thursday, December 10, 2009

La grande truffa del drag and drop



Chiunque abbia inventato il calendario bicolore e' un genio. Il nero sta per i giorni feriali, il rosso per quelli festivi. Il margine di errore nella ricerca di una ricorrenza, civile o cristiana che sia, si riduce di parecchio, finendo col riguardare solo i daltonici.

Londra non dovrebbe fare a storia a se', il sistema e' universale, eppure durante le ultime tre lezioni la sensazione che qualcuno alla LSJ si sia portato avanti coi bagagli e abbia cominciato ad armeggiare anzitempo con il navigatore satellitare ha preso piede. D'altra parte servono intere settimane per ammaestrare a dovere un GSM anglofono che non ne vuole proprio saperne di sillabare correttamente Gstaad o altre ostiche localita' svizzere.

Alle allegre burattinate di Carty ed Evans si e' aggiunto il fascino color pastello di Gary Moskowitz, un passato come free lance per il Los Angeles Times e il San Francisco Chronicle, un presente da corrispondente londinese per Globespotters, blog itinerante
del New York Times e per Intelligent Life, magazine di lifestyle abbinato all'Economist.

Il programma ripercorre il calvario desolato di Internet research di Peter Carty. La poverta' di contenuti e il rischio di "perdere" la classe fanno capolino dietro ogni angolo, minuto dopo minuto, ogniqualvolta Moscowitz chieda se ci siano dubbi o domande, al ritmo di 4 o 5 volte ogni mezz'ora. Come un Funari qualsiasi che lascia parlare il pubblico quanno je fanno male i piedi e se deve riposa'.

Le ore scorrono fluide come la marmellata sulla carta vetro, anche se e' ingiusto non riconoscere alla new entry il merito di aver indirettamente migliorato questo blog suggerendo al sottoscritto, Bertoldo della tecnologia, come sviluppare gli hyperlink sul testo html del post che state leggendo. Un passaggio prezioso che, a dir la verita', viene spiegato in lungo e in largo da qualsiasi blog, sito web o forum sull'argomento.

Tremilanovecentocinquanta pound per sei mesi sono £1,975 a trimestre, che suddivisi per 48 lezioni a trimestre fa poco piu' di 41 pound a lezione. In pratica poco meno di un biglietto in curva per vedere il Chelsea a Stamford Bridge. Con la piccola differenza che il Chelsea gioca 90 minuti, Moscowitz ne gioca 5 per poi palleggiare a bordocampo i restanti 245, illuminato dai riflessi di una Los Angeles e una San Francisco che il pubblico vede solo dagli schermi.

Wednesday, December 9, 2009

Professionisti Seri(f)


Questione di trattini. I biografi riescono a riempirli di vite ed esistenze. Pensateci: John Lennon, 1940 - 1980, tutto dai Beatles al bed-in in quel segno "meno". I subeditor invece ne fanno una questione di stile. In Inghilterra i subeditor rabberciano, reincollano, reimpastano i pezzi dei free lance, dei redattori o dei giornalisti prima della messa in pagina, occupandosi di scegliere titolo, sottotitolo e quant'altro. In Italia, quanto meno nei giornali locali, si specializzano nel prenderti a male parole al telefono un minuto dopo aver aperto l' email contenente il pezzo, condendo il tutto con qualche sano moccolo. Paese che vai... .

Succede che nelle prime due ore di "Subediting 2" l'insigne professor Gavin Evans (The Guardian, Men's Health, diversi libri all'attivo sul mondo della boxe) accompagni per mano gli studenti per i viottoli del dubbio amletico "Serif o Sans Serif?". Per chi non sa di che sto parlando, Serif e Sans Serif sono due diversi stili di carattere, comunemente inseriti nel pacchetto font di qualsiasi programma di scrittura multimediale, tanto in Microsoft Word come in Open Office. Secondo il Vangelo di Evans i due divergono per il vezzoso uso dei trattini giustapposti ai lati di "T", "M" "N" e cosi' via. Serif, vanesio, agli orpelli ci tiene, facendo bella mostra di se' dal masthead (l'intestazione...) del Daily Telegraph, di Repubblica e dei giornali piu' tradizionali. Tutto il contrario del rigido e pragmatico Sans Serif, che di coprirsi le spalle di mostrine non ci pensa nemmeno. D'altra parte e' il carattere dell'intestazione di Metro, la freepress piu' diffusa in tutta Londra, disponibile presso qualsiasi stazione della Tube e immediatamente riconoscibile per il carattere diretto dei contenuti (X Factor, squartamenti e conto alla rovescia per la fine del mondo) avvolti in un comodo cartoccio mini tabloid. Insomma, 45 minuti cosi', dopo i preamboli da "Ieri, oggi e domani" sulle prime pagine di 150 anni fa, di oggi e, chissa', del web di domani. Quando ci si diverte il tempo e' talmente tiranno che verrebbe voglia di chiedere i danni in segreteria.

Sunday, December 6, 2009

Flauti amari



Gli Inti Illimani a una manifestazione di protesta portano sfiga. Come una telecronaca di Bruno Pizzul a una semifinale dei Mondiali. Semplicemente, mandano tutto a ramengo nonostante scongiuri e segni della croce. Colpa dei sandali e del patchouli, dello spacciarsi Che Guevara pur essendo hippie all'acqua di rose, stile Rugge' di Un Sacco Bello. Non stupisce quindi che proprio durante il set di Stefano Barone, cantautore strumentale stiliticamente imparentato ai cileni, tutto flauto e niente arrosto, su molte facce dei 350 manifestanti del No B day londinese compaiano delle ombre. Un'ansia blu profondo, a tratti viola, come le bandiere e le felpe che colorano la folla. E di colpo dei 300 manifestanti circa ne rimangono poco piu' di 200. Il centinaio scomparso poi torna a esecuzione finita. Ma applicare la proprieta' dissociativa non serve a salvare la festa: 200 e un centinaio non fanno comunque mille, ne' diecimila ne' un milione. Duecento e un centinaio fanno 300. Trecento desolati manifestanti che, per quanto accaldati (nonostante la pioggia generosa di questa brutta citta') non fanno massa e non creano problemi, salvo qualche colpo di sonno ai 2 - 3 bobbies tutt'intorno. Sono giovani, rabbiosi, la schiuma alla bocca. Si sospetta che il loro premier sia colluso con la mafia. Di certo ha dimostrato di essere imbelle al codice d'onore (di Stato, questa volta) rinunciando al rispetto per Falcone, Borsellino, Chinnici, Dalla Chiesa e i tanti sacrificati sull'altare della Repubblica Italiana. Cosa grossa. E i ragazzi s'incazzano. Ma la loro voce, nel cuore freddo e umidiccio di Belgravia Square, tra Eaton Place sede del Consolato Italiano e la zona di Sloane Square tutta teatri e vetrinette, non giunge al cielo non solo per la scarsa spinta "di numero" ma anche perche' prigioniera di un dialetto polveroso e desueto. Gia', perche' oltre a Barone e le suggestioni da Nueva canciòn chilena fanno capolino anche i Giganti. Come si puo' incendiare una folla citando i Giganti (band italiana risalente al tardo Cretaceo) e il loro "Terra in Bocca", uscito nei primi '70 e mandato subito a dormire coi pesci dalla censura della RAI? Un disco impegnato, un grido di denuncia contro la gestione del territorio siciliano da parte della mafia, e per questo, come naturale che fosse, caricato col silenziatore dalla radio e televisione di stato. Ricordo doveroso, per carita'. Ma perche' lavorare di fossili e pennello? Perche' fare gli archeologi a tutti i costi? Che ne sanno i ragazzi di 20 anni dei Giganti, di cui mia madre stessa ricorda a malapena qualche titolo? Perche' non rilanciare un Battiato, molto apprezzato dai fuori corso in filosofia, o una Carmen Consoli, che con il suo cantautorato all'aroma di agrumi ha svelato a tutta Italia il lato rock di una citta', Catania, che rimane uno spot vivente all'isola con la sua universita' e la vita culturale?
Leggo che dopo la disfatta de "La terra in bocca" I Giganti si sciolsero. Artisticamente defunti. Roba da toccarsi le balle, anziche' romperle al prossimo.

Thursday, December 3, 2009

CC..Cheers!

L'ultima recensione valutata con una "A" alla LSJ da Tim Bouquet



Do you remember 1970's American TV show Alice? Have you ever fancied to have a brunch in a sort of modern Cheers-alike bar being waited on by the likes of Laverne & Shirley?

Well, if you ever had such a fantasy it probably means you should be examined by a Freudian nutritionist. But it also means you can pick Londsdale Rd. CC's for your next hunger attack.
As I enter the cafe, ushered by the sweetest just baked pear pie perfume a human being can produce out of a Hoover oven, Eva, one of the two Spanish waitresses at work (basically, the one who's not at the oven) nicely suggests me to grab a seat and take the weight off my feet. I sit at one of the three wooden tables filling the left side of the room, while Anthony, who takes part in the business, is busy giving a second white coat to the walls behind the counter. Yes, you got it: it's 9 AM and it's just the four of us, despite half of Queen's Park is coping with the most common withdrawal symptoms of the morning: the lack of coffee. But it doesn't have to sound strange, since CC's, after being opened in May, is still a fairly recent venue in the area. And, as far as I've seen, this peculiarity seems to give CC's an edge. This is what makes of CC's a warm place, a bar where you can sip your coffee and have a chat with Eva, Anthony and...the oven girl.
Most of the spare space is occupied by a couple of varnished tables to support the richest banquet a breakfast buffet can offer: apart from the pear pie (which is going to take at least an hour to be eaten), the cake selection includes also a lemon and a apple pie, both sugar glossed and both at £1.50 per piece, at the same price of a black coffee. If you're feeling like having a salty break, sausages and garlic parsley garnished chicken wigs are available at £1 each. The rest of the menu includes salad and any kind of vegetable to be added as side dish.

CC's 19 Lonsdale Road,
Queens Park
London
NW6 6RA
tel.: 02073721232

Wednesday, December 2, 2009

Il generale Carty

Lucia lavora 4 giorni a settimana in un ristorante dalle parti di Liverpool Street. Per stare dietro agli assignment e ai tutorial della LSJ s'e' fatta ridurre i turni: complice l'inverno che accorcia le giornate, il gelo e il Natale incombente, il suo manager decide di anticipare i preparativi per l'ora di cena, pretendendo il massimo dell'impegno da parte di tutti. Il che significa precisione, efficienza e puntualita' impeccabile. Ecco perche' alle 16.05 Lucia e' costretta suo malgrado ad abbandonare in punta di piedi la lezione di Peter Carty, pena una strigliata sul posto di lavoro. A quel punto il professore non trattiene lo sdegno mitragliando la sventurata di ironici "Thank you" tali da spingerla verso la porta quanto prima e permettergli di continuare la sua lezione. Al generale non serve smontarsi piu' di tanto per biasimare l'accaduto: meglio usare la sottile tattica dei silenzi di ghiaccio, meglio ancora se amplificati dalla desolazione di una classe in fin di vita, in un lento pomeriggio uggioso di agonia a Maida Vale.

Ma qual era l'argomento di punta della lecture? "Internet research", le ricerche sul web. Due ore abbondanti di dissertazioni scandite da interrogativi quali "Cos'e' un podcast?", "Cos'e' un URL?", "Cos'e' una wiki?". Perfetti nel caso di un corso sui primi rudimenti di informatica, meno se usati a uso e consumo di una classe di giornalismo. D'altra parte occorre conoscere la tecnologia per avere qualche possibilita' in un settore dove la carta si assottiglia giorno per giorno e il web detta le priorita' della nuova informazione, e infatti Carty si prodiga a ricordare che "familiarizzare con il concetto di podcast sara' sempre piu' importante per dei giornalisti a contatto con i nuovi media, visto che la maggior parte delle professioni del campo, nei prossimi anni, prendera' forma on line". Di passare all'azione, pero', e spendere un quarto d'ora di orologio a spiegare i contenuti pratici di un podcast manco a parlarne, tanto meno spingersi a dare due dritte su come crearne uno: meglio, per il prof. Carty, continuare a indagare sulla natura del cosmo telematico, alla sezione "le costellazioni dei domini". Da oggi potremo gonfiare il petto con gli amici al pub sapendo che, se non vado errato, .com sta per "attivita' commerciale", .gov "file governativo", .org "organizzazione" e .net "network". E ancora una volta di esplicitare a dei Bertoldo come il sottoscritto le differenze sostanziali tra l'una, l'altra e quell'altra sigla manco per idea. A meno di un'ora dall'inizio della lezione, quindi, intorno alle 15, i rudimenti gia' di per se' clandestini nelle acque della LSJ cominciano a scricchiolare facendo temere il peggio per la bagnarola pedagogica di Carty. La quale, col passare dei minuti, rischia seriamente di affondare e raggiungere tra gli abissi l'attenzione di noi 14 studentelli. Meglio ricorrere ai ripari: massi' 15.15 e un bel break per tutti quanti. Allungato di 5 minuti, per perdere tempo, tipo supplementari di calcio.
Dopo il break tutti in classe a sforbiciare(a biro) alcuni articoli da destinare a un'ipotetica versione on-line del Daily Telegraph, Guardian, Times etc etc. Tra questi non poteva mancare un pregevole del Carty nazionale datato 1999 (il che mi fa pensare: se il Professore vendesse alimentari sarebbe saggio fidarsi delle date di scadenza?).

Dopo la dipartita di Lucia, Carty avverte la fatica. Gli ultimi 25 minuti di lezione decide di impostarli secondo un' inflessibile tabella di marcia: 1) tavola rotonda di critica sul blog Boing Boing, a quanto pare molto popolare lungo la east coast degli USA, 2) cinque minuti di duro cimento nella stesura di "twits" (lett.: "cinguettii", nel linguaggio comune del social network Twitter si tratta di opinioni personali di non piu' di 140 caratteri spazi inclusi), 3) cinque minuti di chiacchiere varie su Internet e i nuovi media e il perche' Murdoch dovrebbe far pagare per i contenuti editoriali delle sue testate 4) sipario, titoli di coda, bye bye and hope to see you again.

Nota a margine: la lezione del pomeriggio e' solo la seconda parte dell' avvincente viaggio della ricerca telematica. La tetra odissea comincia alle 10.30 di mattina con l'avvincente quanto prevedibile "Internet introduction". In pratica due ore preliminari sui sistemi piu' avanzati per la ricerca di documenti e file su Google. Due ore di istruzioni per il corretto uso di un motore di ricerca. I temi caldi: l'uso dell'asterisco, quello delle virgolette invertite, dell'OR per evidenziare tutte le risultanze relative a due soli termini di ricerca, del + per aggiungere materiale, del - per toglierne. Questione di carisma, insomma. Quello di John Keating spingeva gli alunni ad alzarsi sui banchi e declamare Walt Whitman, quello di Carty li invita a prendere la porta e maledirsi per avergli dato i propri soldi.