
Gli Inti Illimani a una manifestazione di protesta portano sfiga. Come una telecronaca di Bruno Pizzul a una semifinale dei Mondiali. Semplicemente, mandano tutto a ramengo nonostante scongiuri e segni della croce. Colpa dei sandali e del patchouli, dello spacciarsi Che Guevara pur essendo hippie all'acqua di rose, stile Rugge' di Un Sacco Bello. Non stupisce quindi che proprio durante il set di Stefano Barone, cantautore strumentale stiliticamente imparentato ai cileni, tutto flauto e niente arrosto, su molte facce dei 350 manifestanti del No B day londinese compaiano delle ombre. Un'ansia blu profondo, a tratti viola, come le bandiere e le felpe che colorano la folla. E di colpo dei 300 manifestanti circa ne rimangono poco piu' di 200. Il centinaio scomparso poi torna a esecuzione finita. Ma applicare la proprieta' dissociativa non serve a salvare la festa: 200 e un centinaio non fanno comunque mille, ne' diecimila ne' un milione. Duecento e un centinaio fanno 300. Trecento desolati manifestanti che, per quanto accaldati (nonostante la pioggia generosa di questa brutta citta') non fanno massa e non creano problemi, salvo qualche colpo di sonno ai 2 - 3 bobbies tutt'intorno. Sono giovani, rabbiosi, la schiuma alla bocca. Si sospetta che il loro premier sia colluso con la mafia. Di certo ha dimostrato di essere imbelle al codice d'onore (di Stato, questa volta) rinunciando al rispetto per Falcone, Borsellino, Chinnici, Dalla Chiesa e i tanti sacrificati sull'altare della Repubblica Italiana. Cosa grossa. E i ragazzi s'incazzano. Ma la loro voce, nel cuore freddo e umidiccio di Belgravia Square, tra Eaton Place sede del Consolato Italiano e la zona di Sloane Square tutta teatri e vetrinette, non giunge al cielo non solo per la scarsa spinta "di numero" ma anche perche' prigioniera di un dialetto polveroso e desueto. Gia', perche' oltre a Barone e le suggestioni da Nueva canciòn chilena fanno capolino anche i Giganti. Come si puo' incendiare una folla citando i Giganti (band italiana risalente al tardo Cretaceo) e il loro "Terra in Bocca", uscito nei primi '70 e mandato subito a dormire coi pesci dalla censura della RAI? Un disco impegnato, un grido di denuncia contro la gestione del territorio siciliano da parte della mafia, e per questo, come naturale che fosse, caricato col silenziatore dalla radio e televisione di stato. Ricordo doveroso, per carita'. Ma perche' lavorare di fossili e pennello? Perche' fare gli archeologi a tutti i costi? Che ne sanno i ragazzi di 20 anni dei Giganti, di cui mia madre stessa ricorda a malapena qualche titolo? Perche' non rilanciare un Battiato, molto apprezzato dai fuori corso in filosofia, o una Carmen Consoli, che con il suo cantautorato all'aroma di agrumi ha svelato a tutta Italia il lato rock di una citta', Catania, che rimane uno spot vivente all'isola con la sua universita' e la vita culturale?
Leggo che dopo la disfatta de "La terra in bocca" I Giganti si sciolsero. Artisticamente defunti. Roba da toccarsi le balle, anziche' romperle al prossimo.

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