Chissà se il prossimo gennaio Brandon proverà almeno un po’ di rimorso varcando la soglia dell’appartamento di Cyprus Street, nel council estate che di nome fa Malmesbury. A quel punto sarà passato quasi un anno – 11 mesi per l’esattezza – da quello scellerato sabato sera di febbraio in cui nonna Pauline Adams, 57 anni, e la sorella Shannen Vickers, di appena 17, soffocarono tra i fumi di un incendio doloso. Già perché si può anche morire per 15 sterline nell’ East end di Londra. Si può agonizzare nel proprio monolocale, nella notte lenta e sopita, perché tuo fratello Brandon di 15 anni fuma erba e lascia debiti in giro, specie tra i balordi della zona. I quali per 15 pound in sospeso non si fanno scrupoli ad armarsi di petrolio, farsi 5 piani di scale e “fare il pieno” alla porta di casa Vickers, facendo scorrere i carburante dalla buca delle lettere, convinti che chiuso dentro ci sia il loro parassita e non due povere innocenti.
Lo scorso 2 Novembre il giudice Richard Hawkins dell’Old Bailey di Londra ha ritenuto colpevoli di duplice omicidio Jake Sheehan, 20 anni di Bethnal Green e Dave Phillips, 19 anni di Bow, condannandoli entrambi all’ergastolo. L’Evening Standard ne ha ripreso i particolari il giorno 6. Tra due mesi Brandon, che in zona è conosciuto come un “troublemaker”, ragazzo problematico e rissoso, tornerà a casa insieme a una seconda sorella dopo un periodo trascorso in un alloggio temporaneo. I ponteggi al sole ne segnalano l’imminente arrivo: tutto sarà messo a nuovo prima di gennaio, anche se a questo punto la comunità di Cyprus Street, che comprende gli inquilini dei condomini Malmesbury, Tythirtow e Baldon, è pronta a farsi sentire dal Southern Housing Group (l’equivalente del vecchio IACP in Italia) spingendo per il definitivo allontanamento del ragazzo al primo pericolo.
“Brandon è il tizio capace di mettersi in mezzo alla strada e costringere le auto a cambiare direzione. – dice Dan, 40 anni, che abita al sesto piano di Malmesbury, proprio sopra l’appartamento incriminato – Una volta era arruolato nella Territory Army, sorta di esercito “preparatorio” all’arruolamento militare, ed è stato cacciato per cattiva condotta”. “La reazione? Furenti, schifati è dire poco. – rincara la dose Jackie Lawrence che vive all’appartamento n°7 di Baldon – Pensare che un ragazzo responsabile dell’assassinio della nonna e della sorella torni a vivere a 50 metri da te non fa un bell’effetto”. “Io non ero a Bethnal Green in quei giorni – mormora con evidente circospezione Ola, 38 anni, di origine caraibica – ma sono rimasto scioccato sapendo dell’accaduto. E’ anche vero che quella di Cyprus Street è una piccola comunità, stretta intorno a gente semplice e riservata. Quando il destino ti prende di mira, come nel caso di Pauline e Shannen, c’è poco da fare. Per tutti gli altri vige la regola del farsi gli affari propri e cercare di vivere al meglio”. La paura scuote le case, ma a quanto pare non ce la fa ad attraversare i Victoria Gardens e la chiesa di St. John, oltre Cambridge Heath Road, fino a Bethnal Green Road, strada maestra che collega il primo margine dell’East end con la City.
“Non ne sapevo niente – dice Sean Pines, che in zona è un apprezzato fotografo – eppure lavoro al numero 320 di Bethnal Green Road da 7 anni. Si tratta di episodi raccapriccianti, che si inseriscono nella cornice di una violenza radicata, tipica dell’east end, da sempre. Venticinque anni fa abitavo a Lower Clapton Road, poco sotto Whalthamstow, dove sto adesso: c’era una gang chiamata ‘Il miglio nero’ (The Black mile) che è arrivata a uccidere un uomo in pieno giorno davanti all’ufficio postale”. Norman Olgia è un fruttivendolo dal viso rosso strapazzato dal vento. E’ di poche parole e sta dietro il suo banchetto, stretto in un gilet verde militare. “Ricordo un incendio qualche mese fa – dice stranito – Morirono due persone. Fu una sigaretta se non sbaglio. In Squires St, qui vicino.”. Non esattamente. Ma evidentemente Bethnal Green Road ha già i suoi problemi: meglio non turbarla con la “lontana” Cyprus Street.

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