Saturday, November 28, 2009

Us and them - Gli inglesi, il clima, l'abbigliamento


Gli anglosassoni non ci assomigliano, o ci somigliano poco. Stare a Londra da 3 mesi (e 10 giorni) e frequentare una scuola aperta al mondo porta a capirne un po' di piu' dei nostri colleghi internazionali. La LSJ e' una finestra sul mondo. Per la fine di settembre al numero 126 di Shirland Rd. sono arrivati studenti da un po' dappertutto: Katie se l'e' fatta dal Nord Carolina (o Sud Carolina, una delle due), Louise dall'Australia, Alexandra porta un cognome polacco ormai sciacquato dalla risacca del Tamigi. E per quanto "stranieri" tra loro, le maggiori differenze di stile e attitudine appaiono lampanti, manco a dirlo, di fronte a quelle di noi italiani. Guai pero' a pensare che si stia qui a scrivere la solita autocommiserazione tra il piagnucoloso e il sentimentale alla "noi popolo dal cuore grande": semplicemente, sara' per la mia prospettiva da italiano, nel caso degli studenti americani, inglesi e canadesi i dettagli sembrano quasi sempre amalgamarsi tra loro fino a disperdersi nel mare "eorum" dei tratti distintivi. Salvo poi rispuntare con particolare vivacita' di fronte ai nostri.

Cominciamo dalla resistenza alle intemperie. A quanto pare gli anglosassoni sono stati dotati da Dio in persona di poteri speciali contro ogni morsa del gelo. Fatevi un giro in un off licence, in un Tesco Metro o Sainsbury's Local (i supermercati piu' diffusi) tra le 17 e le 19 di un sabato piovoso e 90 su 100 vi imbatterete in qualche ragazzotto sul metro e novanta in bermuda e maglietta. To', al massimo un hoodie in cotone(felpa col cappuccio) sensualmente slacciato sul petto. True machos. Giusto per capirci, il sottoscritto, in netto contrasto con la gestione del riscaldamento domestico qui a Queen's Park, va a dormire in felpa, maglietta, doppio strato di pantaloni del pigiama e, massi', pure i calzini, tenendo accesa la stufetta De Longhi (e' proprio il caso di dirlo: W l'Italia!) fino a che il piumone non si scongela. Nabbbellezz'. C'e' chi come Joe viene a lezione con un cardigan grigio alla Morrissey e canottiera (!!!!) infischiandosene delle sberle del vento (fuori) e degli spifferi carogne (dentro). Una settimana fa, poco fuori la Patisserie Valerie, lungo Long Acre, tra Covent Garden e l'inizio di Holborn, ricordo ancora un tizio in canottiera fare bella mostra di se' sul lungoviale.

La gestione dell'emergenza freddo invita a una riflessione sull' abbigliamento. Londra, a dirla tutta, non e' una lastra di ghiaccio d'inverno cosi' come non e' un forno d'estate. Grazie alle correnti atlantiche l'Inghilterra gode di un clima tutto sommato temperato: estati fresche e piovose, inverni freddi ma quasi sempre senza neve. Ecco perche' gli inglesi non ci pensano troppo e decidono di vestirsi a caso e apertamente male, senza la minima decenza verso i dettagli. Come spiegare altrimenti la mise di Mr. Andrew Knight, il quale, pur essendo un professore di diritto dei media alla LSJ vagamente rassomigliante a Sean Connery, sceglie di abbinare alla propria giacca blu navy e camicia rosa pesco un giubbino sportivo dell'Adidas (!!) in stile Alex Ferguson? Se ne evince che gli inglesi non hanno tempo per i fronzoli. Se le loro abitudini estetiche possono essere accostate a quelle alimentari (di base c'e' lo stesso incrocio di pressapochismo, scarso senso della cultura e amore per le offerte speciali) va detto a loro vantaggio che i negozi non chiudono la bellezza di 2 ore, dalle 12 alle 14, per pranzo e siesta come accade in Italia e Spagna. Il lavoro viene prima, sul serio, con buona pace del copyright leghista. Come sempre approcciarsi a una nuova prospettiva significa poi discutere la propria. Se e' vero che gli inglesi "non hanno stile" e' altrettanto vero che l'italiano a Londra finisce con lo stonare. Lo si riconosce in quanto turista e in quanto tale testimonial involontario di almeno una decina di marchi, ovviamente internazionali. Mancassero i marchi, rimangono comunque i tratti tipici: in estate o primavera, occhiali da sole anche in metropolitana, jeans stretti a evidenziare il sedere dalla cui tasca posteriore un portafoglio gonfio in cuoio fa "ciao" a scippatori e malandrini. Col senno di poi, nonostante la perizia e la cultura tutta nostra dietro a ogni risvolto, ogni stoffa, ogni taglio e ogni colletto di camicia, lembo di cravatta o tacco di scarpa, certo impegno rischia col far sorridere. Certo, la robba italiana va forte e rimane sinonimo di eleganza, ma in certi casi, se osservati con occhi londinesi di gente che non ha mai tempo di fare niente, tutti gli sforzi sacrificati a favore dell'estetica rischiano di apparire ridicoli. Come lo sarebbe impomatarsi i capelli per stare in casa, o farsi la barba prima di andare a dormire. In ogni caso, strani loro, strani noi. Possa qualcuno spiegarmi un giorno o l'altro perche' quelli in giacca e mocassini siamo noi ma quelli "dannatamente cool" pur in stracci sintetici e Converse bucate finiscono con l'essere loro.

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