
Il mondo cambia, l'uomo si adatta. Adesso va il "telecommuting", il lavoro da casa. Il grosso (di quel poco che rimane) dell'industria dei media si mette d'accordo su Skype, si aggiorna via Blackberry, mette insieme i pezzi nello scompartimento di un treno o in aereo. La carta, poi, va via via sparendo e quasi tutto corre sul web. A Londra resistono 69 testate locali, quasi tutte gratuite, di proprietà di 5-6 marchi, legate profondamente ai vari boroughs che ne compongono il tessuto urbano: Hackney Gazette, Greenwich Independent, Croydon Advertiser, Ealing Gazette e così via. La City si sveglia con City A.M.: lo consegnano tanti strilloni mattinieri fuori dalle stazioni di Bank e di Monument, dalle 6 in poi. La staffetta prosegue dalle 12 alle 17 con la prima e (talvolta) la seconda edizione (sempre gratis) del London Evening Standard: una doppia tiratura, come quella di oggi, utile giusto a dare un volto a una delle 5 vittime dell'ultima insensata strage in Afghanistan, affossa i ricavi speculando sull'amarcord. Verso sera spazio al gossip con London Lite. Non manca, nel palinsesto settimanale dell'editoria, Sports, che esce il venerdì. E poi l'immancabile Metro. E non finisce qui. Ad agosto chiuse il London Paper, sorta di London Lite del mattino: un composto "Goodbye!" a firma dell'intera redazione ne annunciò la scomparsa. Era nato nel 2006.
Con una così nutrita flotta di carta, per di più a guadagno zero alla voce "vendite", l'onere delle redazioni a perdita d'occhio, dei branchi di scrivanie, e la tradizione delle luci spente dai tipografi è ormai in soffitta, come tutta quella memorabilia che ancora oggi affolla l'immaginario collettivo, aggrappata a "La Nazione" del Perozzi e al "Washington Post" di Ben Bradlee. Certo le newsroom ci saranno, ci sono. E' morta Fleet Street però: il Sun e il Sunday Times, a quanto pare, stanno a Wapping, ex area dismessa dirimpetto a Bermondsey e ora nuovo quartiere alla moda.
C'è da capirlo: il settore boccheggia a pelo d'acqua, fa del suo meglio per sopravvivere. O, molto più prosaicamente, "'Ndo sta'r sòrdo, uno core" come diceva Gianfranco Funari. Ecco perchè il 50% dei posti di lavoro nella moribonda industria giornalistica britannica è tenuto in vita dalle "trade jorunalism vacancies", i posti nel giornalismo specializzato e di nicchia. Nulla a che fare con l'esegesi di testi polverosi: "nicchia", in questo senso, è ogni area professionale specificamente strutturata, con un suo pubblico scelto e selezionato. Riviste per avvocati, investitori, manager, ma anche casalinghe, viaggiatori, gente in cerca di novità.James è un editor per una rivista on-line di private banking: mi dà appuntamento alla Patisserie Valerie di Long Acre, al numero 80, poco oltre la stazione di Covent Garden, per offrirmi uno stage di 3 mesi. Ha lavorato alla Reuters e alla JVC. Esther, una sua collega, viene dalla BBC. Hanno studiato entrambi modern languages e ora trattano di banche d'investimento "per clienti multimilionari". A quanto pare, la vecchia abitudine all'adattamento sopravvive. Dopo la Reuters, come molti giornalisti, James si è riciclato nelle PR, evidentemente anticamera del giornalismo da salotto buono. Ricercare, selezionare, capire, verificare, scrivere: cambiano i sistemi e i supporti si aggiornano ma il metodo per fare cronaca o trovare storie è lo stesso. Anzi, forse oggi è una bandiera: "L'obiettivo è approcciare un pubblico di professionisti: per fare questo servono i contatti, le conoscenze, entrare nel giro, adottare il linguaggio, insomma, prepararsi a un altro ambito". E come vanno le cose per gli investitori? "Non ci lamentiamo - mi spiega - siamo una delle poche compagnie ad essere sopravvissute". Un racconto che passa di bocca in bocca. "Cina e India tirano ancora: in Europa lavoriamo con tanti clienti, specie in Svizzera e Uk, ma anche Italia". Fa il nome di Unicredit, dei Monte Paschi di Siena. Arriva ad accennare anche un Giuseppe qualcosa, riferendosi probabilmene a Mussari, presidente del banco senese. "La più antica banca del mondo" chiosa eccitato. Per una volta l'Italia evita le cronache da pizza e Berlusconi: evidentemente si è perso il ricordo del "previo accordo apicale" tra la Unipol di Giovanni Consorte e la Fondazione Mps che portò alla condanna in primo grado del direttore Emilio Tonini, nel 2007. Ma oggi qualcosa nella City si muove: "Natale è alle porte e gli impegni sono raddoppiati - confida sfinito - a volte ci sono otto meeting in un giorno". Le cifre dell'ufficio statistica nazionale sull'andamento negativo del terzo trimestre non lo spaventano: un -0,4% intorno al quale, tra le altre cose, divampano le polemiche dei consumatori, scioccati dai bonus da 6 miliardi di sterline complessive che i manager incasseranno tra un mese. David Cameron ha esortato a impiegare le risorse nel sostentamento delle piccole imprese. Ricchi e poveri, insieme, a metà strada. C'è già chi si mette una mano sulla coscienza e dà l'esempio. Arriva il conto. Paga James.

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