Sunday, November 22, 2009

Indiani brava gente


Francis Quirke ha le idee chiare su cio' che sta succedendo a Londra. La crisi, per lui, 20 anni di lavoro alla John Murphy come carpentiere e ora "cottimista" della muratura, e' una conseguenza del modo tutto inglese di non saper aspettare il domani, dell'incapacita' di pianificare un progetto a lunga scadenza, del darsi anima e corpo al "Perception is reality", l'apparenza e' tutto. "Passi per Streatham (tra Brixton e Clapham), Balham - dice - attraversi il fiume, vai su per Fulham e Hammersmith e tutto quello che vedi sono grandi case con big SUV sistemati nei vialetti". Brescia e Londra non sono poi cosi' lontane, mi viene da pensare. "LA gente non vede il domani, non ha quella cultura risparmiosa degli irlandesi e degli italiani, cosi' legati alla famiglia, che ha permesso alla gente povera di perdere tanto ma non tutto e di assicurarsi almeno gli 'steady assets', i beni immobili e duraturi. Per carita', niente generalizzazioni: gli inglesi sono diversi e si prestano a reazioni opposte di fronte ai tempi grami, ma tutto cio' che circonda i quartieri poshy e' illusione, immagine, scenografie da cinema". La crisi delle primary schools londinesi, costrette a fare i conti con una domanda eccessiva a fronte dell'effettiva disponibilita', e' un altro segnale dei tempi che cambiano. "Un tempo le primary school le avrebbe schifate anche l'ultimo degli arrivati. Ora con la crisi succede che le famiglie vendono le proprieta' per coprire i mutui, scegliendo di spostarsi in qualche posto meno costoso per cercare di sopravvivere alla meno peggio. Questo - continua Quirke - incide sulla scelta delle scuole, visto che le famiglie rimangono in citta' e non si spostano piu'in zona 3 o 4". Il paradiso dei sobborghi e' finito.

Muhammad Shafi e' un furetto piccolo e minuto, emigrato dall'India 31 anni fa. Sta a Whitechapel, lavora a Mile End sotto padrone in un negozio di computer. Prende ordini ma gode anche di una certa autonomia, visto che media con i fornitori, assume personale e si prende responsabilita' in prima persona. Lui e il suo "brotha" (ibrida figura tra il parente e l'amico) controllano piu' di 400 stanze da Aldgate East a Plainstow, nel cuore di quello che Londra era alla meta' dell'800, il muscolo commerciale della citta', il ponte verso una nuova vita per polacchi, irlandesi, tedeschi, italiani, ebrei, irlandesi. E ora per indiani, musulmani di varia natura, pakistani, afghani. L'appartamento di Fordham Street, ormai lasciato alle spalle con il suo corredo di strepiti, scatarrate e spari nel cuore della notte, era ben lontano dall'essere accettabile. Constava di muffa nella vasca, topi sguscianti tra le tubature (a cielo aperto) della cucina, complici le briciole lasciate in bella evidenza dai pasti precedenti, cassetti squassati da potenza inaudita. Una truffa da 1006 pound al mese, tripartiti in altrettante stanze. Internet col contagocce, negli ultimi giorni. Scappare, darsi alla fuga l'unica soluzione. Shafi non ha tempo di sostituire il materasso della mia coninquilina perche' lui e il suo brotha devono dare un'occhiata a una nuova proprieta' in zona. Comprano camicie da 4 soldi, vivono in appartamenti non molto diversi da quelli che mettono in affitto, ma sono i nuovi ricchi. A passi felpati, senza dare nell'occhio, comprano e non spendono.

"Guarda alla gente nei teatri. Inglesi al 100%. Quelli spendono, indiani e asiatici no. Mai se non per le strette necessita'" la dura disamina di Quirke. "Ecco perche' c'e' scarso feeling tra inglesi e asiatici. Per questa loro natura poco incline alla spesa. Comprano, ma non spendono".

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