Nella lingua del posto, "to settle" significa sistemarsi, ma anche calmarsi, fissare, risolvere, un senso ancor più "statico" se accoppiato a una preposizione. "Settle in" sta per ambientarsi, "settle up" regolare i conti, e poi il mio preferito, "settle down", sistemarsi, nell'accezione più patriarcale del termine: Cat Stevens e Bruce Springsteen ne esplicitarono il senso in due ballate, Father and Son e Stolen Car. Ma a dispetto del nome, non c'è proprio di che fare il nido in "Settles street", affluente mancino di Commercial road e link naturale a Fieldgate street, alle spalle della Moschea dell'East London. Di notte, il quadrilatero di Myrdle, Settles, Fordham e Fieldgate, alle spalle di Whitechapel road, si riempie di vita. Quella sbagliata. "Non parlate mai con i ragazzi che stanno per strada, non avvicinateli e non incrociate mai il loro sguardo - avverte nel suo inglese secco e nervoso il padrone di casa, un indiano piccolo e pulito giunto a Tower Hamlets nel 1978 - e soprattutto, non intimate loro di fare meno chiasso". C'è chi se l'è vista brutta. L'indiano, Shafi, racconta che tre anni prima Andrew, un inquilino, reagì agli schiamazzi. "Sfondarono la porta e vennero su in venti, e poi lo pestarono". Ancora, una ragazza italiana fu costretta ad andarsene dopo aver dato l'idea "di essere una prostituta, cosa che probabilmente era". Nel rincasare si perdeva in convenevoli. "Come on, have a shag ('Forza, facci scopare')" fu l'oscenità più ripetuta al citofono da un manipolo di loro, una notte. L'impressione è che, da lavoratori operosi, Shafi e il suo "brother", fratello senza legami di sangue, raccolgano gli affitti di diversi immobili tra locali e negozi della zona: hanno una rendita e sono qualcuno. Ma le proprietà non bastano: "Abbiamo provato a dir loro di abbassare il volume delle radio, e della voce, ma non c'è nulla da fare. Nessuno vuole esporsi. Se qualcuno di loro dovesse lanciare un petardo verso una finestra e fare danno anche senza provocazione, bisognerebbe chiamare la polizia, passare all'identificazione. Ma come fai a identificare il colpevole in un gruppo da venti, salvo che il gruppo sia ancora reperibile all'arrivo della volante? E una volta indicato il colpevole, gli altri 19 come credi che reagiranno?".
I ragazzi sono tutti tra i 16 e i 21 anni. La pelle è scura, retaggio delle discendenze indiane, afghane, pakistane, cingalesi, in gran parte musulmane: solo questi ultimi compongono il 36% della popolazione di Whitechapel. Girano in magliette bianche attillate, tipo D&G, jeans oversize, cappellini hip hop con la becca dritta, sulla tre quarti. Il loro tono di voce è alto anche per un italiano come me. Indossano giacche a vento nere, piumini fuori stagione, e "hoodies", felpe col cappuccio, per sgusciare nell'ombra. Il loro vandalismo è molesto perchè stupido: qualche settimana fa, in preda a un'incontenibile febbre da Capodanno, qualcuno di loro ha pensato bene di darsi ai fuochi d'artificio, all'una del mattino. Effetto Baghdad. Appena trasferito, sono stato testimone quasi diretto di un incidente stradale, uno dei più idioti mai visti: stretta troppo una curva, una Golf blu guidata a briglia sciolta ha tamponato un'auto. Parcheggiata. Una monovolume Renault, fuori dal collegio femminile. Risultato: una fiancata squarciata, una gomma a terra, qualche fanale in meno. Alcuni di loro questa sera si ritrovano sotto casa mia per un simposio. La voce è alta come sempre. Sono sicuro che lo sanno, da sotto la finestra della mia stanza.

La prima volta che sono stato a Londra, nel lontano 2001, ho alloggiato 3 settimane a Seven Sisters. Mi sembrava di essere finito nel peggiore dei buchi di culo del mondo.. All'arrivo scendiamo dalla metro, noi 4 mozzarelle con valigie stracariche da turista e, schivando un'enorme chiazza di sangue all'uscita della Tube, saliamo i gradini che ci portano in strada...Beh, sembrava di essere in nei bassifondi di una Baltimora qualsiasi, e noi, unici bianchi nel raggio di un chilometro, con le nostre 4 facce di chi non ha idea di dove sia finito, ci facciamo strada fra gruppi di gente che ci guarda storto e procediamo con la ricerca del nostro alloggio, una graziosa casetta tipicamente englich in Roslyn Road. In quei giorni abbiam visto un po'di tutto, macchine sventrate o bruciate, bimbi in giro con pistole in mano (vere o finte?)... Alla fine però nessun problema, in generale, dopo 3-4 giorni ci siamo abbastanza abituati e non c'è mai stato di che preoccuparsi..
ReplyDeleteCerto che il posto in cui sei finito tu, cugino, sembra veramente di un altro livello
P.s. Sempre complimenti, questo blog mi piace molto
mi si perdoni l' orrendo "ENGLICH"... intendevo "English", of course
ReplyDeleteE' il dramma delle grandi citta', sfarzo e miseria, lusso e violenza. Parigi e la depravazione di Rue de Pigale (perdonami tu ora per questo orrendo francese), Londra e il crimine "bianco" di Finchley e Whalthamstow (decantata "loud and proud" dagli East 17, che al quartiere dedicarono un album) senza contare Brixton, Oval e Kennington, a sud del fiume, dove gli ASBO si tingono di "nero". Milano ha viale Sarca, Roma un nugolo di quartieracci a rischio che a scriverli tutti passeremmo la nottata. New York ha Queens, il Bronx etc..Ma e' proprio qui che si scorge l'umanita', per varia che sia. Il tutto sta nel come si vuole vivere e per quanto: la prospettiva della gente su Londra e' ancora quella di una citta' nel pieno del suo apogeo economico di stampo vittoriano. Beh come molto bene spiega Corrado Augias nel suo "I segreti di Londra", se gli anni della "prudery" sono stati segnati dal progresso inarrestabile dell'eta' industriale il conto non si e' fatto attendere, per quanto si fosse distratti da panciotti e cilindri: sfruttamento minorile, ospedali "da campo" anche in pieno centro, malattie collegate all'incoscienza igienica piu' bieca, e in generale un esistenziale "effetto bara" per le classi sociali degli ultimi. Tutto considerato, a Whitechapel si sta bene.
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